La radioterapia al Santa Maria Nuova - La Storia

La Storia
 

Il Servizio di Radioterapia “G. Prodi” dell’Azienda Ospedaliera Arcispedale S. Maria Nuova (ASMN) di Reggio Emilia ha costituito un punto di riferimento a valenza nazionale nel panorama della Radioterapia Oncologica grazie al livello delle dotazioni tecnologiche ed alla elevata professionalità e specializzazione degli operatori coinvolti.
Per primo in Italia (2001) e fra i primi in Europa, il centro di Radioterapia, unitamente al Servizio di Fisica Medica, ha attivato tecniche di trattamento radioterapico con intensità modulata: “Intensity Modulated Radiation Therapy” (IMRT) ed “Intensity Modulated Arc Therapy” (IMAT), curando, con queste nuove metodiche, un numero estremamente elevato di pazienti. In particolare, i tumori della prostata e i tumori del distretto cervico-cefalico rappresentano le patologie in cui è stata maturata la massima esperienza. Sono state, inoltre, trattate con tecniche a modulazione d’intensità numerose patologie neoplastiche in altre sedi, fra cui il sistema nervoso centrale, il polmone e la pleura, organi dell’apparato gastroenterico. Il vantaggio principale offerto da tali tecniche sta nella possibilità di conformare strettamente l’alta dose radiante sul volume tumorale, riducendo al massimo l’irradiazione dei tessuti sani adiacenti. Grazie a ciò è possibile aumentare la dose somministrata - con conseguente aumento della probabilità di cura - e ridurre gli effetti collaterali dovuti alla terapia.
L’applicazione di tali tecniche ad alta precisione impone la massima accuratezza nella definizione del bersaglio da trattare, affinché non ne sia perso il potenziale beneficio o, peggio, non si provochino danni. Pertanto, contestualmente all’impiego estensivo delle tecniche più evolute di radioterapia, è stato sviluppato l’uso delle metodiche di imaging più avanzato (PET/CT, SPECT/CT ed RM) nella pianificazione del trattamento radiante.

Questo percorso che ha visto la Radioterapia e la Fisica Medica attente e tempestive nel cogliere le opportunità di miglioramento offerte dall’evoluzione tecnologica, ha trovato la sua naturale evoluzione nell’acquisizione - nel 2008 - dell’unità di Tomoterapia. La Tomoterapia è una macchina dedicata per IMRT con la quale è possibile ottenere, immediatamente prima di ogni seduta radioterapica, un’immagine tridimensionale della regione da trattare. Si realizza in questo modo la Radioterapia “guidata dall’immagine” o IGRT che, consentendo di inquadrare il bersaglio con maggior precisione e ridefinendone i volumi fra un trattamento e l’altro, favorisce un’irradiazione ancora più selettiva del tumore.
L’atto di acquisizione della Tomoterapia e la realizzazione del bunker che l’ha accolta hanno avuto come protagonisti la Fondazione Manodori e Unicredit, che hanno sostenuto il progetto e hanno in questo modo contribuito al raggiungimento dell’alto livello tecnico e professionale che contraddistingue il reparto di Radioterapia.
Ad oggi vengono trattati nel Servizio di Radioterapia circa 1300 pazienti all’anno; di questi, più del 30% riceve un trattamento ad alta complessità (a livello nazionale, salvo eccezioni, il range varia fra 0% e 10%). L’esperienza e la competenza sviluppate nel settore richiamano pazienti provenienti da parti diverse regioni d’Italia. In particolare, la Tomoterapia, la cui attività si articola su un arco temprale molto ampio (tempo di apertura: dalle ore 7.00 alle ore 20.00), registra un 27% di attrazione da altre province e regioni.
Nel 2011 ricorrerà il decimo anniversario della introduzione, a Reggio Emilia e in Italia, della IMRT. Per celebrare la ricorrenza è stato organizzato un meeting che vedrà la partecipazione di oncologi radioterapisti e fisici medici tra i più qualificati a livello internazionale. L’obiettivo dell’incontro è di raccogliere le maggiori esperienze condotte con la IMRT, focalizzare l’attenzione sulle future prospettive e delineare gli ambiti di ricerca da sviluppare all’interno dell’IRCCS. La realizzazione di questo importante evento sarà possibile ancora una volta grazie ad un sostanzioso contributo della Fondazione Manodori.